Partigiani del realismo contro il caos: due tipi di PMC nel mondo di oggi

Concetti di Carl Schmitt e moderne compagnie militari private

All’interno del paradigma del realismo politico nelle relazioni internazionali, la guerra è lo stato naturale delle cose. Allo stesso tempo essa può essere intrapresa con mezzi diversi, essendo un’estensione della politica (Clausewitz). Lo stato di belligeranza è assunto come normale e ineluttabile, così come tale è considerata l’esistenza delle Compagnie Militari Private (Private Military Companies – PMC) nel mondo moderno. Il loro utilizzo è coerente con una natura più complessa e multidimensionale delle relazioni e dei conflitti internazionali, i quali richiedono una sempre maggiore flessibilità.

Con la fine della Guerra Fredda e con il crollo del sistema bipolare delle relazioni internazionali, il mondo è diventato più imprevedibile. Invece della fine della storia predetta da Fukuyama, abbiamo avuto nuove guerre. Loro caratteristica è l’uso di attori per procura. Le PMC sono il tipo più conveniente e comune di questo tipo di forze.

Sovranità contro mercato

Gli Stati Uniti e il Regno Unito sono stati i primi che hanno iniziato a utilizzare e sviluppare le PMC nella nuova era, creando un ecosistema di militari privati (le PMC appunto) ​​e di Compagnie Militari e di Sicurezza Private (Private Military and Security Companies – PMSC) che, attualmente, dominano il mercato. Ciò che le caratterizza e le distingue è il tipo di mercato, di regola, lo status giuridico e l’orientamento in cui agiscono, non solo per proteggere gli interessi dei loro proprietari e dei rispettivi paesi, ma anche per realizzare un profitto.

La condizione delle PMC come impresa, in Occidente, le rende attori relativamente indipendenti dallo Stato, il che corrisponde al paradigma della trasformazione liberale nelle relazioni internazionali. Un combattente di tali PMC è una via di mezzo tra il turista e il terrorista, se usiamo le metafore di James N. Rosenau di turista e terrorista come nuove figure simboliche nel continuum internazionale, in contrapposizione alle due figure tradizionali del soldato e del diplomatico.

In questo caso, ad essere in primo piano nelle loro attività sono gli interessi dell’azienda e il guadagno personale piuttosto che l’interesse pubblico. Inoltre, il sistema di lobbying consente loro di influenzare la pubblica opinione e permette l’attuazione di determinate politiche (ne è esempio l’attività di Erik Prince). In questo modo, le ostilità si trasformano in un business e le PMC, da strumenti dello stato, divengono macchine da guerra.

Oltre alle aziende occidentali, negli ultimi anni si stanno facendo sempre più conoscere PMC di altri paesi quali Russia e Turchia. A tal proposito possiamo citare Wagner Group e SADAT. La loro differenza rispetto agli occidentali è che non partecipano al mercato. Sono principalmente strumenti nelle mani, rispettivamente, di Mosca e Ankara.

Lo status extralegale delle PMC russe, che ufficialmente non esistono, non fa che accentuare questa loro vena statale. Il Gruppo Wagner, di fatto, opera in situazioni emergenziali, circostanze eccezionali definite tali secondo i termini enunciati da Carl Schmitt. Ciò evidenzia la stretta connessione dell’agenzia con gli elementi del potere centrale piuttosto che con il mercato, e dunque con la politica e il potere, anziché con l’economia.

Ordine contro caos

In questo caso, le PMC russe riflettono l’orientamento generale delle élite del Paese nella loro idea di un contesto di realismo classico (il paradigma di un amico rappresenta un nemico, mantenendo così l’equilibrio del potere si proteggono la sovranità e l’ordine). Le PMC russe sono utilizzate per costringere il nemico alla pace (come avvenuto per l’Ucraina), per proteggere la sovranità e lo stato di ordine di un Paese (ad esempio in Siria e Repubblica Centrafricana), per ottenere il controllo di un paese sconvolto dal caos di continue guerre (il caso della Libia).

In contrasto con le élite russe, quelle occidentali hanno una visione differente. I risultati delle attività delle PMC occidentali in Iraq e Afghanistan sono stati, diversamente, il caos e un rafforzamento del terrorismo; nessun successo invece in Somalia, dove le PMC occidentali stanno solo sfruttando la situazione di anarchia per trarne profitto. Tale situazione evidentemente o è rappresentativa dell’incompetenza delle agenzie, oppure va inteso come una dichiarata volontà di perpetrare una situazione di instabilità. In questo caso, dunque, le PMC occidentali non agiscono come uno strumento di ordine, ma, al contrario, di caos. A tal proposito si veda la Teoria del caos e del pensiero strategico di Stephen R Mann.

Dubbi simili coinvolgono anche la PMC turca SADAT: si è portata una stabilizzazione relativa e traballante (come ad Idlib e in Libia) con la prospettiva di un’ulteriore escalation islamista.

Partigiani contro i pirati

Queste caratteristiche e differenze tra le PMC russe, turche e occidentali evocano associazioni con la distinzione tra le figure del “partigiano” e del “pirata” esposte nella “Teoria del partigiano” di Carl Schmitt.

Sia il “partigiano” che il “pirata” o il “corsaro”, secondo Schmitt, sono civili che hanno preso le armi, persone che non sono in servizio militare, ma sono tuttavia impegnate nei combattimenti. Nonostante ciò, la natura della loro partecipazione alla guerra è esattamente opposta.

“Il partigiano è (e rimane) diverso non solo dal pirata ma anche dal corsaro nello stesso modo in cui terra e mare si distinguono come (due diversi) spazi elementali [Elementarräume] dell’attività umana e di impegno marziale tra i popoli. Terra e mare hanno sviluppato non solo diversi veicoli bellici, e non solo scenari di guerra distinti [Kriegsschauplätze], ma hanno anche sviluppato concezioni separate di guerra, pace e bottino”, scrive Carl Schmitt.

Schmitt individua nella figura del “partigiano” le seguenti caratteristiche: irregolarità, maggiore mobilità, intensità dell’impegno politico, carattere tellurico (legame con il suolo). Le PMC russa e turca si confanno perfettamente ai primi tre parametri; Per impegno politico si intende il fatto che questi soldati sono molto più impegnati nelle vicende del proprio Paese: i russi si attaccano apertamente all’ideologia patriottica russa, i turchi all’islamismo.

Tuttavia, solo i russi hanno un carattere tellurico sebbene agiscano lontano dalla loro terra natia (non sempre, tuttavia, dal momento che l’est dell’Ucraina viene percepita dai russi come proprio territorio). Inoltre, essendo questi dal punto di vista geopolitico una potenza puramente terrestre portano con sé questa dimensione di forza di terra, che si riflette nel desiderio di consolidare la sovranità e l’ordine nel territorio in cui operano. Non è un caso poi che Carl Schmitt parli della situazione fondamentalmente difensiva del partigiano. Questi si inquadra esattamente nella tattica dei russi, i quali organizzano non offensive ma piuttosto controffensive: contro le forze ucraine (proteggendo la popolazione del Donbass), contro l’ISIS in Siria (respingendo le truppe dello Stato Islamico a Palmyra e Deir Ezzor) o contro i militanti della repubblica Centrafricana (come sta avvenendo attualmente).

L’ideologia delle PMC americane e britanniche è il mercato. Sono mercenari nella loro forma più pura, per i quali la cosa principale è il denaro; pirati sbarcati, fondamentalmente liberi da convinzioni ideologiche. Schmitt sottolinea, a tal proposito, la natura anti-politica della pirateria. Non è un caso che le PMC americane e britanniche agiscano sempre come una forza di spedizione e partecipino a raid offensivi, omicidi e colpi di stato o che proteggano le basi con “bottini”.

Ciò corrisponde al modus operandi degli Stati Uniti e della Gran Bretagna nella teoria geopolitica che viene definita “Sea Power”. È indicativo che il fondatore della geopolitica, Helford John Mackinder, contrapponesse i “pirati del mare” ai “nomadi della steppa”. Il primo era associato alla genesi della potenza navale britannica, il secondo a quella terrestre russa.

PMC e geopolitica

Pertanto, lo stato attuale delle relazioni internazionali è più coerente con uno stato in cui i confini tra guerra e pace sono sfumati, come menzionato anche da Schmitt.

La vittoria degli Stati Uniti nell’ambito della Sea Power nella Guerra Fredda ha contribuito all’offuscamento del diritto internazionale, alla caotizzazione dei processi e all’estensione dell’ideologia del mercato agli ambiti della guerra e della politica. Questa è la genesi della fioritura delle PMC americane e britanniche come una moderna incarnazione dell’elemento della potenza navale e dunque l’archetipo del pirata è alla base della cultura anglo-americana.

Le compagnie militari private, in questo contesto, non son pertanto qualcosa di omogeneo, ma sono associate agli attori geopolitici e al nomos della Terra e del Mare esattamente come i due principali concetti che la geopolitica prevede.

La PMC russa, in questo caso, è uno sviluppo della figura del partigiano, che incarna la resistenza alla potenza navale; il tellurismo, è, come detto, una figura di non aggressione e di resistenza, impegnata non a compiere un attacco alla sovranità o a diminuire il controllo su certe aree (come fatto dalle PMC occidentali), ma a rafforzare e a sostenere proprio tale supremazia.

La PMC turca SADAT invece incarna un esempio di figura di transizione, per certi versi simile ai russi e per certi versi simile agli anglo-americani. La situazione corrisponde, d’altronde, anche alla mappa geopolitica, dove la Turchia si trova nella zona di confine, il Rimland. Da tener presente è poi che nella stessa area c’è l’Europa. Se le PMC europee saranno strumenti di caos o ordine, dipenderà dall’orientamento geopolitico che l’Europa deciderà di assumere: atlantista o continentista.

di Alessandro Sansoni*

*Estratto dell’intervento alla conferenza online “L’arte della guerra nel XXI secolo

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