Il green pass e la crisi Covid: la videoconferenza dell’Ugl

“Uscire dal Covid. Dalle origini del virus al riconoscimento della reciprocità vaccinale per rilanciare l’economia”. È questo il tema della conferenza online organizzata questo fine settimana dall’Ugl. All’evento, moderato dal giornalista Alessandro Sansoni, hanno preso eminenti scienziati ed esponenti del mondo della comunicazione e delle istituzioni nazionali ed europee: il professore Mariano Bizzarri, segretario della Società mondiale di patologia clinica e docente presso l’Università La Sapienza di Roma; il professore Roberto Verna, presidente della Società mondiale di patologia clinica; Alessandro Rico,  giornalista del quotidiano La Verità; Gianmarco Volpe, giornalista dell’Agenzia di Stampa Nova; Cinzia Bonfrisco, europarlamentare della Lega; Augusta Montaruli, deputata di Fratelli d’Italia; Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl e padrone di casa dell’evento. Il confronto ha messo al centro “il nodo del green pass nella ripresa delle attività economiche europee”, spiega Alessandro Sansoni nel corso del suo intervento. “Il riconoscimento della reciprocità vaccinale, anche a livello extraeuropeo, sarà al centro del dibattito internazionale per lungo tempo – prosegue – E la farraginosa burocrazia europea potrebbe portare in svantaggio gli Stati dell’Unione rispetto ad altri vicini”.
Il professore Mariano Bizzarri, ha sollevato il problema dei tamponi e del fenomeno dei falsi positivi: “Con la Società mondiale di patologia clinica abbiamo affrontato il tema in numerosi convegni e pubblicazioni, recentemente anche il New York Times ha rilevato che circa il 70 per cento dei tamponi risultati postivi al test Covid sono inattendibili, un dato che dovrebbe essere tenuto in maggior conto dal decisore politico”. “Inoltre – aggiunge – il rapporto tra numero di terapie intensive e il numero di morti per Covid19 è l’unico indice valido per valutare la gravità dell’epidemia, al contrario l’indice rt, attualmente in uso, è inattendibile per il dato più importante: la mortalità”, conclude Bizzarri, il quale in merito ha pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature uno studio con il professore Roberto Verna. Verna nel corso del suo intervento al webinar ha posto l’accento sugli effetti collaterali dei vaccini approvati in Italia: “Ai medici deve essere fornita un’informativa più accurata sulla composizione dei vaccini – spiega – ciò soprattutto alla luce dei casi di trombosi ed effetti collaterali emersi a seguito dell’inoculazione dei sieri che utilizzano vettori virali. Bisogna che la comunità scientifica vicina alle istituzioni abbia la possibilità di esprimersi con il supporto dei dati e non di ipotesi assunte sulla base di posizioni ideologiche”.
Sul difficile rapporto tra scienza e comunicazione si è espresso il giornalista Alessandro Rico: “È evidente che in molti casi la stampa si sia piegata a una vulgata allarmistica grazie ai ‘televirologi’ e altri esperti. È stato usato un approccio pedagogico che usa la scienza per fare accettare ai cittadini provvedimenti che con questa hanno poco a che vedere”. Della “diplomazia dei vaccini” ha parlato il giornalista Gianmarco Volpe: “La partita dei vaccini avrà conseguenze sugli equilibri politici ed economici a livello globale. Il modo in cui gli attori principali stanno giocando questa partita dice molto rispetto allo scopo che vogliono raggiungere. In questo contesto la Cina produce molto ed esporta moltissimo, utilizzando i vaccini come strumento di diplomazia”. Anche Sansoni ha rilevato come “la globalizzazione, in particolare dei mercati finanziari e della logistica, di fatto non è entrata in crisi con l’avvento del Covid, a essere penalizzata è stata la mobilità legale delle persone. Se i vaccini extraeuropei, come il cinese Sinovac, non saranno inseriti nella strategia del green pass potrebbero esserci forti ricadute sul commercio e sul settore turistico, un comparto che in Italia vale il 13 per cento del Pil”.
Sempre del contesto internazionale ha parlato l’europarlamentare Cinzia Bonfrisco: “Perché si parla di ‘green pass’ e non di ‘health pass’? Dovrebbe essere un certificato relativo alla salute e a nient’altro, uno strumento utile a garantire la libera circolazione tra i Paesi in un momento d’emergenza”. Bonfrisco rileva opacità anche nella gestione della centrale d’acquisti dei vaccini: “È ovvio che ci sia stato un problema nella contrattazione delle forniture, inoltre, i contratti stipulati con le aziende farmaceutiche spesso non sono pienamente visionabili persino agli stessi europarlamentari”.
“Il garante della privacy ha già bacchettato l’Ue sulla questione green pass – ha sottolineato la deputata Augusta Montaruli – Esistono esigenze economiche che impongono misure diverse a quelle a cui siamo abituati. Lo strumento del passaporto vaccinale è sproporzionato rispetto alla finalità perseguita, anche dal punto di vista del diritto alla privacy dei cittadini. Inoltre, il certificato così come è stato concepito non tiene conto dell’effettivo stato epidemiologico del Paese”. “La libertà delle persone – conclude l’esponente di Fratelli d’Italia – persone vale sempre più del mostro contro cui si combatte”.

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