Guerre per la droga: come l’Africa è diventata il canale di approvvigionamento per l’Europa

Il traffico di droga sta diventando un problema sempre più grave in Europa. Negli ultimi anni forze dell’ordine e procure hanno più volte lanciato l’allarme in relazione al massiccio aumento del traffico e del consumo di stupefacenti, in particolare cocaina.

Secondo l’Europol la produzione e il traffic di droga continua ad essere “il più importante business criminale” dell’area UE. Stando alle statistiche ufficiali, nel 2018 17,8 milioni di europei hanno assunto cocaina almeno una volta nella vita. L’Osservatorio europeo sulle droghe e le tossicodipendenze (OEDT) ha rilevato come tra il 2008 e il 2018 la purezza media della cocaina sequestrate nei paesi dell’UE sia aumentata del 44%, segno di un aumento della domanda e della dipendenza da cocaina.

Mentre l’America latina resta il principale fornitore di stupefacenti, il continente africano è diventato un fondamentale hub logistico per il transito delle sostanze in Europa. Secondo l’ONU il numero dei paesi africani coinvolti nel traffico di stupefacenti è notevolmente aumentato nel corso dell’ultimo anno e, oltre alla parte occidentale del continente e alla costa atlantica, anche il Nord Africa è ormai entrato in modo strutturale nel mercato della droga.

Crimine postcoloniale

Sebbene siano trascorsi ormai decennia, l’Africa è ancora fortemente segnata dal suo passato coloniale, da cui cerca di affrancarsi, provando a rilanciarsi economicamente. Il fiorire del narcotraffico non aiuta in questo senso.

Il paradigma della Françafrica – attraverso il quale Parigi sta cercando di mantenere la sua sfera di influenza – si è dispiegato secondo modalità che hanno messo l’Africa in una posizione ancora più subordinata di quanto non fosse in epoca coloniale. Afflitta da povertà, disoccupazione e instabilità politica, l’ex Africa francese vede i suoi giovani cadere preda dei gruppi islamisti radicali e delle bande criminali a loro collegate, spesso utilizzati in loschi affair (prostituzione, droga, traffico di armi).

La missione militare francese, l’operazione Barkhan, attiva in una delle zone più pericolose dell’area, il Sahel, non ha dato risultati positivi. Al contrario, mentre la Francia si preoccupava di assorbire le risorse del territorio, le sue truppe si sono dimostrate incapaci di contrastare l’emergere del fondamentalismo islamico e l’espansione del narcotraffico.

Le bande coinvolte nel traffico di droga alimentano i disordini locali e intimidiscono la popolazione, ma anche le forze di pace presenti sul territorio, con attentati terroristici. Mentre la gente è in preda alla paura e le organizzazioni coinvolte nella missione ONU MINUSMA girano il viso dall’altra parte, i narcotrafficanti si arricchiscono, utilizzando varie rotte per l’approvvigionamento  della merce. I paesi maggiormente coinvolti nei traffic sono ovviamente quelli costieri: Algeria, Tunisia, Libia ed Egitto al nord; Senegal, Nigeria, Camerun, Costa d’Avorio ed altri sulla costa occidentale; il Sud Africa al sud; Kenya ed Etiopia ad est. Si tratta comunque di una lista incomplete, redatta sulla base dei sequestri realizzati alle frontiere. Molto spesso, però, I criminali la fanno franca, anche perchè la corruzione di funzionari preposti ai controlli e forze dell’ordine dilaga ovunque.

Decessi in aumento

Secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio europeo sulle tossicodipendenze (OEDT), nel 2019 sono stati oltre 5.100 i morti per droga nell’Unione Europea, tre quarti dei quali maschi, di età compresa prevalentemente tra I 30 e I 40 anni. L’Italia è al quinto posto in questa triste classifica, preceduta da Germania, Svezia, Spagna e Francia che insieme rappresentano circa la metà (49%) di tutti I decessi legati all’uso di stupefacenti in Europa.

Numerosi sono gli arresti per spaccio di stupefacenti effettuati dalle forze di polizia dei paesi UE tra i migranti provenienti dall’Africa, molto spesso provvisti dello status di richiedente asilo.

Progetti come la missione MINUSMA sono operative in Africa con l’obiettivo ufficiale di contrastare il traffico di droga, oltre a contribuire alla risoluzione dei conflitti. Ma in realtà nè le Nazioni Unite, nè le forze militari francesi e statunitensi hanno conseguito risultati significativi  in questo senso, mentre semmai la situazione è peggiorata.

Molti dei problemi sul fronte della sicurezza che gravano sui cittadini europei derivano dall’immigrazione incontrollata: terrorismo e traffico di stupefacenti innanzitutto. Fermare l’esodo è dunque di fondamentale importanza. Accanto a questo, occorre però abbandonare l’approccio neo-coloniale nei confronti dei paesi africani, in base al quale il continente viene esclusivamente sfruttato per reperire materie prime a basso costo. E’ necessario un nuovo partenariato basato su criteri di reciprocità.

L’Africa stessa da parte sua deve avere il coraggio di scegliere: rimanere in una logica di dipendenza neocoloniale dove prosperano trafficanti e jihadisti, spesso in grado di dare vita a mini-stati paralleli a quelli ufficiali, o voltare pagina scegliendo i giusti interlocutori. L’alternativa all’influenza francese, ad esempio, non può essere rappresentata dai turchi, la cui logica imperiale neo-ottomana strumentalizza a suo favore i gruppi islamisti, oltre a sfruttare il fenomeno migratorio per meglio ricattare l’Unione Europea. Il continente africano merita un future diverso.

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