Per l’Europa è il momento di imporre sanzioni ad Haftar

Partner tossico

 

Dopo che il 10 febbraio la Camera dei Rappresentanti ha nominato l’ex ministro degli Interni Fathi Bashaga primo ministro, la Libia è caduta in una nuova pericolosa impasse: si fronteggiano di nuovo due governi, che reclamano entrambi la piena legittimità. Abdelhamid Dbeibah, presidente del Governo di Unità Nazionale, ha rifiutato di dimettersi e la crisi rischia di sfociare in un nuovo conflitto armato, come dimostra l’afflusso di miliziani nella capitale registrato in questi giorni.

Tra i vari fattori che alimentano la tensione, non va sottovalutato quello rappresentato dal sostegno accordato a Bashaga dal generale Khalifa Haftar, che una serie di circostanze ha reso negli ultimi tempi una sorta di “partner tossico” per tutti i suoi alleati. 

In effetti Haftar e il suo entourage rappresentano ormai uno dei principali ostacoli al processo di pacificazione della Libia. Il personaggio è controverso: fu lui a condurre con estrema durezza l’offensiva contro Tripoli nel 2019, conclusasi alla fine con una disfatta, e sul suo capo pendono anche pesanti accuse relative a diverse confische illegali di terreni e proprietà pubbliche, di cui si sarebbe impadronito per finanziare le sue milizie. 

https://www.aa.com.tr/en/africa/libyan-government-exposes-haftars-financial-corruption/1885674

Secondo alcuni osservatori Haftar e i suoi figli, Saddam e Khalid, andrebbero considerati alla stregua di razziatori, perché, essendo cittadini statunitensi, sarebbero assai poco interessati al futuro della Libia. Inoltre, la spregiudicatezza del generale nello stringere e rompere accordi e alleanze ne ha minato la reputazione, al punto da essere circondato oggi da un’aura di inaffidabilità.

 

L’importanza strategica della Libia

 

 

La nuova crisi libica giunge in un momento particolarmente delicato per l’Italia e l’Europa in generale, alle prese con il rincaro dei prezzi delle materie prime energetiche e le difficoltà di approvvigionamento dovute alle tensioni tra NATO e Russia a causa della questione ucraina.

Le ultime settimane hanno dimostrato ancora una volta quanto sia strategicamente necessario diversificare le forniture energetiche, a cominciare dal gas. Ritenere che l’alternativa al gas russo possa essere rappresentata dal GNL americano è aleatoria, perché esso è molto costoso. L’Europa, però, dispone di altre opzioni oltre ai gasdotti transitanti per l’Ucraina, al GNL proveniente dagli Stati Uniti e al Nord Stream 2 che potrebbe cadere sotto le sanzioni di Washington. 

Stiamo parlando del traporto di gas attraverso il Mediterraneo, di cui proprio l’Italia è la chiave di accesso.

Purtroppo, nel 2021 la Libia è stata in grado di esportare solo 4,3 miliardi di metri cubi di gas dei 17 prodotti. Eppure essa dispone di riserve cospicue, che la situano al terzo posto in Africa dietro Algeria e Mozambico per riserve di gas naturale disponibile, pari a 1.505 miliardi di metri cubi. Esse sono facilmente trasportabili in Italia attraverso il gasdotto Greenstream, che ha la capacità di consegnarne 8-11 miliardi di metri cubi all’anno. 

Roma ha, dunque, tutto l’interesse a far funzionare questa linea di transito a pieno regime. Un interesse che può essere soddisfatto soltanto con il successo del processo di pacificazione della Libia, che dipende in larga misura dagli attori locali e, in particolare, proprio da Haftar, che continua ad essere uno dei personaggi principali dello scenario. Il generale, però, è ormai finito sotto il mirino degli americani, che intendono processarlo per crimini di guerra.

https://www.africaintelligence.com/north-africa_politics/2022/02/07/following-election-cancellation-threat-of-us-trials–resumption-stalks-haftar,109731921-art

 

Le sanzioni come strumento

 

Il Congresso degli Stati Uniti è in procinto di approvare il Libya Stabilization Act. Una volta attivo, esso renderebbe giuridicamente operativo il decreto del 2016, che impone sanzioni sulle proprietà e sull’accesso ai visti di coloro che sono coinvolti nelle violenze in Libia, incluso Haftar. Nel 2020, inoltre, il Tesoro USA ha approvato un dispositivo di sanzioni economiche che blocca qualsiasi fondo, prodotto o servizio destinato ad Haftar o ai suoi associati. In sostanza colui che in questi anni è stato l’uomo forte della Libia orientale è ormai finito nella black list americana, accusato di violazione dei diritti umani, torture e sequestri forzati.

A questo punto, pur continuando ad avere un ruolo cruciale nel contesto libico, Haftar è ormai sotto la spada di Damocle di Washington, cui dovrà rendere conto delle sue decisioni future. Ne sarà strumento docile, disponibile al massimo ad ascoltare anche le ragioni dei suoi ex alleati russi, con i quali aveva percorso sino a poco tempo fa un lungo tratto di strada insieme. 

Stando così le cose, egli diverrebbe scarsamente permeabile alle sollecitazioni dei paesi europei, a meno che essi non trovino il modo di esercitare la propria forza e di costringerlo a non interferire in quei settori che per l’Europa sono strategici, a cominciare dalla sicurezza energetica. A tale scopo l’imposizione di sanzioni, o quantomeno la minaccia di sanzioni, da parte dell’UE nei suoi confronti potrebbero risultare lo strumento più adatto.

L’obiettivo è costringere Haftar ad accettare compromessi volti a facilitare la pacificazione libica e a lasciarsi influenzare anche dall’Unione Europea: mettere sotto tiro lui e i suoi figli, ma anche stretti collaboratori come il suo braccio destro, il generale Kheiri al Tamimi, potrebbe indurlo a più miti consigli, rendendo in questo modo più gestibile l’ennesima fase delicata che la Libia sta vivendo in questi giorni.

 

Stefano Ortis

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